Biscotti all’anice Ricetta | Dr. Oetker

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Sto per fare questi biscotti che, oltre ad essere tra i miei cavalli di battaglia, sono i miei preferiti.

Le spezie, specialmente in questo periodo, sono indispensabili per “aromatizzare” l’ambiente.

Quando apri la porta di casa e una ventata di dolcezza speziata ti assale.. ed è subito Natale.

Si ricomincia

Ogni anno con l’avvicinarsi del Natale, puntuale come l’influenza, arriva il desiderio di sentire aria di festa.

Cucinare biscotti riempiendo la casa di dolci profumi è l’ideale per soddisfare questo desiderio.

Per questo, come ogni anno ripropongo i miei cavalli di battaglia: biscottini alla Nutella, cornetti all’anice e sablé al cioccolato e alla vaniglia.

Quelli alla nutella li ho sfornati questo pomeriggio: DELIZIOSI!

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Non sono molto brava a presentare i piatti ma vi assicuro che questi dischetti cioccolatosi sono la fine del mondo!

180 gr. di Nutella

150 gr. di farina

1 uovo

A volte le cose semplici sono le migliori…soprattutto per chi ama quell’intruglio cioccolatoso chiamato Nutella.

A presto con le prossime ricette del mio Natale.

E voi come deliziate il palato dei vostri cari?

Il bello delle mamme

Ci chiamano il sesso debole.

Nessuno conosce il motivo di questa affermazione ma la società non fa nulla per dimostrare il contrario.

Che l’uomo tenda a svolgere attività che mettono a dura prova il fisico è un dato di fatto, ma non significa che debba essere la regola. Un fisico robusto si costruisce. Nessuno nasce muscoloso o resistente.

Ci sono anche cose che l’uomo non può fare perché la natura non l’ha dotato di tale fortuna. Ovviamente mi riferisco alla gravidanza. Nove mesi in cui devi prenderti cura di te stessa e di chi porti in grembo. Devi essere in grado di rassicurare costantemente tutti coloro che ti girano attorno. La nausea, il vomitino, i capogiri, il peso della pancia, i cambiamenti ormonali, le paranoie a causa del giro vita che scompare lasciando il posto ad un pallone da basket (se sei fortunata). E finita la gravidanza, con l’augurio che non ci siano state complicazioni durante il parto, ritorni a casa felice e beata con i tuoi chili in eccesso e un fisico deformato… che però, garantisco io, nell’arco di un annetto tornerà come prima. Sempre che non ti sei abbuffata come un maialino all’ingrasso durante i nove mesi di gravidanza perché in quel caso…AUGURI. Ovviamente parlo per le mie coetanee perché a quarant’anni tornare in forma non è affatto facile se non ci si impone un regime alimentare decente. Per le ventenni il discorso è ben diverso ma una sana alimentazione è un dovere soprattutto verso la creatura che cresce dentro di noi.

Ecco, eravamo tornate a casa e quindi alla vita di tutti i giorni.

Noi donne ci adattiamo a tutto quindi questa nuova vita non ci fa paura. A noi no, ma a molti si. E mi riferisco a quei datori di lavoro convinti di sapere cosa è meglio per una donna e decidono che per il suo bene è giusto che smetta di lavorare. E la licenziano.

Adottano svariate scuse per giustificare il licenziamento e tu non puoi far altro che accettare.

Fare la mamma è un lavoro al 100% che non contempla né vacanze né pause e non è retribuito. La creatura chiama e io rispondo. E non è un sacrificio ma una cosa naturale perché, al momento, io sono l’unica su cui può contare tutti i giorni 24 ore su 24.

Restare incinta a quarant’anni, vivere una bella gravidanza e avere un figlio è il dono più prezioso che potessi ricevere dalla vita.

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Legati per la vita

Mi piacerebbe un giorno tornare a lavorare perché sono ancora relativamente giovane, ho esperienza e facilità nell’apprendimento. Ma avere un figlio nella nostra società è un ostacolo non da poco.

Eppure una mamma ha un insieme di qualità che nessun altro possiede: resiste allo stress, ha buona resistenza fisica, ha grandi doti organizzative, è determinata, intuitiva, agile, scattante, capace di gestire la casa e la famiglia, responsabile, paziente, flessibile, creativa, coinvolgente. E queste sono solo alcune delle caratteristiche che ci contraddistinguono.

Avere un figlio è una lezione di vita e alcuni datori di lavoro dovrebbero prendere seriamente in considerazione l’importanza del ruolo che una donna copre quando diventa madre.

Perché essere madre è un lavoro a tutti gli effetti ed un uomo non potrà mai farlo.

Ecco, questa è l’unica vera differenza tra l’uomo e la donna.

Le famiglie svolgono un ruolo importantissimo nella società e per questo dovrebbero essere prese maggiormente in considerazione. I bambini di oggi saranno gli adulti di domani, coloro che entreranno a far parte della società. Noi come genitori abbiamo il dovere di crescerli, educarli e fare sacrifici per loro mentre lo Stato (che siamo ancora noi…) ha il dovere di metterci in condizione di farlo.

PS: ho tralasciato volutamente il ruolo del papà perché non è un articolo volto a paragonare mamme e papà bensì a mettere in evidenza il ruolo delle mamme, un po’ sottovalutato, nella nostra società.

 

Ognissanti tutti i giorni

Papà lo ricordo ogni giorno quando mi alzo al mattino e quanei vado a dormire la sera. Quando mi guardo allo specchio o quando il mio piccolo sorride. Quando mia mamma o mio fratello ne parlano. Quando torno a casa e mi siedo sul divano dove era solito sedersi lui. Quando in auto passo davanti al luogo in cui lavorava.

Quando sono triste mi basta pensare al suo sorriso. Un sorriso rassicurante come il suo abbraccio quando mi vedeva pensierosa.

Un amore incondizionato che non basta un giorno per ricordarlo.

Un amore che durerà una vita e oltre.

E infondo al mio cuore so che lui è ancora qui tra di noi e ci protegge.

Era, è e sarà per sempre l’uomo più importante della mia vita e sarebbe felice di sapere che mi ha lasciata nelle mani di validi “eredi”.

Arrivederci papà ❤

Un pensiero a tutte le persone che ho amato in terra e che ora stanno in cielo.

Segni indelebili

Ci sono cose nella vita che non vorresti mai dimenticare. Momenti o persone a cui tieni così tanto da volerli imprimere sulla pelle.

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L & A – iniziali dei miei genitori

23 ottobre

23 ottobre 1977.

Una data che mi perseguita da ormai 40 anni. Già, da quando avevo un mese di vita e il mio nonno paterno se n’è andata in paradiso. Perché é lì che lo immagino assieme al mio papà.

Mio papà se n’è andato nel 2011 e sapevo che soffriva per la prematura morte del suo. Ma ho dovuto picchiarci il naso per capire davvero cosa significa perdere un genitore prematuramente.

A 65 anni arriva la pensione e con lei il desiderio di godersi la vita e i propri cari. Perché prima, a causa del lavoro, il tempo non c’era.

E invece no…

Una botta che lascia il segno e il livido non se ne va. Ed è giusto così. Un dolore va vissuto ed elaborato.

Ogni tanto piango. Ripenso a mio papà davanti alla lapide di mio nonno Francesco (amo tutti i miei nonni allo stesso modo ma lui è il primo ad essersene andato, troppo presto!). Non l’ho mai visto versare una lacrima ma so che dentro soffriva ed io per tutta la vita, finché mi è stato possibile, gli sono stata accanto cercando di riempire quel vuoto. È stato inutile credo, ma almeno non ho avuto rimpianti quando quella notte, improvvisamente, in paradiso è salito un altro angelo.

Le parole non dette o i gesti non fatti sono peggio di un cancro. Amate e dimostratelo. A modo vostro, ma dimostratelo SEMPRE!

Questo è il periodo ideale per ricordare e mandare un bacio a tutti coloro che sono lassù e che hanno lasciato il segno quaggiù. Segno ancora impresso nel mio cuore.